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Laudetur Jesus  Christus !


Questo mio seguente,
è un "prologo d'opinione":
un ragionamento e uno studio.

Il che significa
che dovrà essere interpretato
non...nella logica di Chi pretende
di possedere la verità a tutti i costi(..spero!),
ma secondo un criterio personale ed esperienziale,
derivante dalla mia storia...
il mio vissuto,
e in ultima analisi..,
dal mio rapporto con la fede.

----------------------

A Maria

Specchio d'ogni giustizia
Vaso il più insigne di devozione
Causa della comune allegrezza
Sempre Immacolata
e sempre Vergine
Genitrice di Dio
Arbitra della grazia
Madre della Misericordia
Idea della pietà;
per la cui opera si accede,
si conserva si dilata il fuoco
del Santo Amore
e le anime si convertono,
s'infervorano,si perfezionano,
si salvano.

L'ultimo dei suoi servi
e devoti,per debito di natura,
di religione,di fedeltà,
di riconoscenza..

Questo sito di preghiera
figlio della più pura intenzione
tendente allo scopo più santo
coi sentimenti di servo fedele
di suddito ossequioso
di figlio amante
dona...dedica
consacra...

----------------------

Ai devoti lettori...

Tengo a sottolineare
che pur avendo a cuore l'antica liturgia
secondo la tradizione latino - gregoriana,
vedendo in essa un'eccellente espressione
di culto a Dio,
sono altresì parrocchiano attento,
e devotamente sottomesso al Magistero,
che ha disposto di dirigere la Santa Chiesa
attraverso una forma ordinaria...
e una straordinaria,
qual'è appunto la liturgia di S. Pio V,
secondo le disposizioni promulgate
dal recente MOTU PROPRIO
"SUMMORUM PONTIFICUM" - 2007.


----------------------

La maggior parte delle informazioni,
delle preghiere e delle meditazioni
contenute in questo sito,
esclusa la mia presentazione,
sono state raccolte quà e la in rete
per trovare una sintesi
che mettesse d'accordo il progetto
di far conoscere la bellezza e la profondità
dell'antica liturgia tridentina.


----------------------

Pertanto,se qualcuno
riconoscendosi tra le righe
si sentisse in qualche modo
"defraudato" della sua proprietà,
me lo faccia sapere..
mi scriva!...:
provvederò quanto prima
a correggere l'intenzione.


----------------------


«Distruggiamo innanzi tutto la Messa,
e distruggeremo la Chiesa», diceva Lutero.

«Il mondo può più facilmente sopravvivere
alla sparizione della luce del sole,
che alla sparizione del sacrificio della Messa»,
diceva Padre Pio.

"Sono convinto che la crisi ecclesiale
in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte
dal crollo della liturgia"
(J. Ratzinger, La mia vita, p. 112).


----------------------

Prima di considerare quanto andrò ad esporre,
che poi è la ragione per cui
ho pensato di creare questo sito,
mi piacerebbe che Tu,..
Amico...Amica...
guardassi questi 2 video.

E se così posso dire -
partecipassi all'impatto visivo
che tali immagini suscitano in Te;

NB:
Mettendo da parte
ogni umano giudizio
circa sacerdoti e presenti
ripresi nel documento,
la cui esistenza singola,
merita nell'insieme
tutto il mio rispetto.
Parola!
Non è una caccia all'uomo.
A loro rivolgo la mia più sincera
e devota preghiera.

2 contributi forti...dicevo,
e per certi versi curiosi,
che mettono in luce come,
a partire dal culto di Dio
,..e in nome di Dio,
si possa - da una parte
arrivare a travisare la religione,
in nome di un umanesimo devastante,
che finisce per mettere al centro
ogni sorta di invenzione ...
e di stramberia..

..e dall'altra a sublimarla:
"ricordandoci attraverso il suo silenzio,
le sue genuflessioni...la sua riverenza
l'infinita distanza che separa il cielo dalla terra.

Ricordandoci che il nostro orizzonte
non è quello terreno,ma quello celeste.

Ricordandoci che nulla è possibile
senza sacrificio,e che il dono della vita naturale
..è un mistero.

Affermando questo
non è per dimenticare
l'esistenza di una "nuova messa"
qual'è il novus ordo..
e che validamente celebrata
rinnova anch'essa il sacrificio della croce
in tutto il mondo,promulgata e autorizzata
dagli ultimi pontefici.

Quì non si tratta
di mettere in competizione
il rito antico....con la nuova messa!
(..E per dirla tutta non si tratta neppure
di provare che tutte le celebrazioni sono impostate
secondo i modelli presentati nel 1° video
o conforme la santità del 2°.
- si capisce! - ).

Se un rito sia teologicamente
più ortodosso dell'altro
è incombenza di cui si è già occupata
la Chiesa..e non spetta certo a Me
pontificare.

Però sembrerebbe un dato di fatto
constatare come a partire dall'applicazione
del nuovo messale,(detto di Paolo VI)
sia entrata all'interno della chiesa
una certa affezione creatrice
incline alla libera fantasia.

Un processo inevitabile
che si verifica quando l'uomo,
non più timorato,
anzichè rendere culto a Dio,
ponendoLo al centro della propria esistenza,,
e riservandoGli la Maestà che Gli spetta,
pretende di abbassarLo alla propria dimensione
ritagliandosi "un vestito su misura"
che lo appaghi emotivamente.
Magari...improvvisando-si una liturgia,
un galateo o un cerimoniale
di taglio sfacciatamente
antropocentrico.

"Questo avvenne anzitutto
ribadisce Papa Ratzinger - 
perché in molti luoghi
non si celebrava in modo fedele
alle prescrizioni del nuovo messale,
ma esso addirittura veniva inteso
come un'autorizzazione o perfino come un obbligo
alla creatività, la quale portò spesso
a deformazioni della Liturgia
al limite del sopportabile".

Esempi pratici....su cui riflettere:

all'articolo 116 della Sacrosantum Cancilium
nel documento sulle norme che regolano
il Canto gregoriano e polifonico
si legge esspresamente:
"116. La Chiesa riconosce il canto gregoriano
come canto proprio della liturgia romana;
perciò nelle azioni liturgiche,
a parità di condizioni,
gli si riservi il posto principale.
Gli altri generi di musica sacra,
e specialmente la polifonia,
non si escludono affatto
dalla celebrazione dei divini uffici,
purché rispondano allo spirito
dell'azione liturgica,
a norma dell'art. 30.

E' stato rispettato l'articolo...?

Conseguenze:
Gregoriano e Polifonia
confinati nel concerto,
mentre la liturgia diventa
un "locus horridus"
dove si consumano
innumerabili sperimentazioni
degne del nostro tempo.

Non è solo questione di messe rock
o simili amenità, che costituiscono
fatti quantitativamente marginali,
ma dell'insulsa produzione musicale
di consumo quotidiano nelle chiese,
delle cosiddette "lagne"
(come le chiamano molti organisti,
che pure si prestano ad accompagnarle),
cioè quelle "melodie", di solito zuccherose
e sempre prevedibilmente monotone,
che vengono inflitte nelle liturgie odierne
come condimento "musicale" passe-partout
durante qualunque celebrazione dell'anno.

La giustificazione che viene data
per questa situazione,
e il rifiuto di utilizzare il canto gregoriano,
la polifonia, la musica di sempre,
insomma, della Chiesa,
è fondato su quell'insieme di affermazioni
secondo cui: tutti sanno che il Concilio
(il Concilio!) ha proibito(sic!)

latino,
gregoriano,
polifonia...

Ma è proprio vero?!

E' Ancora Ratzinger a parlare:
«Ancorché sia fuori dubbio
che essi [i sostenitori di queste confusioni]
non si possono appoggiare a nessun testo
del Vaticano II,
in alcuni uffici e organi liturgici
si è consilidata l'opinione
che lo spirito del Concilio orienta
in tale direzione»,
cioè verso la convinzione dell'esistenza
di un presunto "spirito conciliare"
che sarebbe diverso dalla "lettera del Concilio".

Centro vitale di queste errate convinzioni
è l'idea della "creatività" a tutti i costi,
cioè della presunta necessità
di inventare ogni volta qualcosa.

Nota ancora Ratzinger:
«Non solo giovani preti,
ma talvolta anche vescovi
hanno la sensazione di non essere fedeli
al Concilio, se pregano tutto così
come sta nel Messale.

Deve esserci almeno una formula "creativa",
per banale che sia»:
una posizione che richiama fortemente
la mentalità di tipo protestante metodista,
all'interno della quale certamente
gregoriano e polifonia
non possono trovare alcun posto.

E la recentissima autobiografia del Card. Ratzinger (1997) presenta osservazioni ancor più dure
su tutta la situazione liturgica attuale.

Sorpresi?

Seconda e terza curiosità:
1) la scomparsa della lingua latina
2) e l’altare orientato verso il popolo

(NB..e lo ripeto:
non è per mettere in competizione
Messa antica e Messa nuova..
che porto questi esempi,
ma per CAPIRE semmai
se quanto viviamo nelle nostre chiese
 - video 1 -
sia davvero conforme
ai documenti del magistero ...
o non piuttosto il risultato
di iniziative ed esperimenti
consolidatisi nel tempo!).

Che ci crediate o meno,
chi legge i testi conciliari
potrà constatare con stupore
che né l’una, né l’altra cosa
(la scomparsa della lingua latina
e l’altare orientato verso il popolo)
si trovano in essi in questa forma.

Certo,alla lingua volgare
si sarebbe dovuto dare spazio,
secondo le intenzioni del Concilio
(cfr. Sacrosanctum Concilium 36,2) –
soprattutto nell’ambito della liturgia
della Parola - ma, nel testo conciliare,
la norma generale immediatamente precedente recita:
“L’uso della lingua latina, salvo un diritto particolare, sia conservato nei riti latini” (Sacrosanctum Concilium 36,1).


Dell’orientamento dell’altare verso il popolo
non si fa parola nel testo conciliare.

Se ne fa parola in istruzioni postconciliari.
La più importante di esse è la Institutio generalis      Missalis Romani,l’Introduzione generale
al nuovo Messale romano del 1969,
dove al numero 262 si legge:
“L’altare  maggiore deve essere costruito
staccato dal muro, in modo
che si possa facilmente girare intorno ad esso e celebrare,
su di esso, verso il popolo [versus populum]”.

L’introduzione alla nuova edizione
del  Messale romano del 2002
ha ripreso questo testo alla lettera,
ma alla fine ha fatto la seguente aggiunta:
è auspicabile laddove è possibile”.

Questa aggiunta è stata letta da molte parti
come un irrigidimento del testo del 1969,
nel senso che adesso ci sarebbe un obbligo generale di costruire - “laddove possibile” - gli altari rivolti verso il popolo.

Questa interpretazione, però,
era stata respinta dalla competente Congregazione
per il Culto divino già in data 25 settembre 2000, quando spiegò che la parola“expedit” [è auspicabile] non esprime un obbligo, ma una raccomandazione.

Papa Benedetto parla quindi
di "deformazioni arbitrarie";
si tratta, secondo questa analisi,
di applicazioni errate
sopraggiunte più tardi,
e non del messale di Paolo VI in sé.

Circa quest'ultimo,
in più riprese nei suoi scritti
il Papa ammonisce quelli
che lo ritengono esso stesso
una deformazione della tradizione ecclesiale
ed espressione di una teologia eterodossa.
(eterodosso=eretico..scismatico).

Non a caso preferisce non parlare di due riti,
ma di "due forme di uno stesso rito":
 - forma extraordinaria, l'antico messale;
 - forma ordinaria il nuovo;
e "non c'è nessuna contraddizione
tra l'una e l'altra edizione del Missale Romanum".

Ora resta da vedere
sino a che punto le singole tappe
della riforma liturgica dopo il Vaticano II
siano state veri miglioramenti o non,
 piuttosto, banalizzazioni;
sino a che punto siano state
pastoralmente sagge
o non, al contrario, sconsiderate"
(J. Ratzinger, Rapporto sulla fede, pp. 123-124).

La riflessione continua.
Nel libro "Il sale della terra",
p. 199, il cardinal Ratzinger risponde:
"Nella nostra riforma liturgica c'è la tendenza,
a parer mio sbagliata,
ad adattare completamente la liturgia
al mondo moderno.
Essa dovrebbe quindi diventare
ancora più breve
e da essa dovrebbe essere allontanato
tutto ciò che si ritiene incomprensibile;

alla fin fine, essa dovrebbe essere tradotta
in una lingua ancora più semplice,
più «piatta».

In questo modo, però, l'essenza della liturgia
e la stessa celebrazione liturgica
vengono completamente fraintese.
Perché in essa non si comprende solo
in modo razionale,
così come si capisce una conferenza,
bensì in modo complesso, partecipando
con tutti i sensi e lasciandosi compenetrare
da una celebrazione che non è inventata
da una qualsiasi commissione di esperti,
ma che ci arriva dalla profondità dei millenni e,
in definitiva, dall'eternità".

È la condanna del razionalismo teologico,
la stessa in fondo che già nel XVI secolo
la Chiesa aveva opposto a Lutero:

Dio, ragione assoluta,
è al di sopra della nostra ragione limitata.
E la liturgia, con i suoi simboli sottili,
è appunto una delle modalità soprarazionali
con cui Dio si comunica all'uomo.

In seguito all'abuso della "creatività"
"è andato disperso il proprium liturgico
che non deriva da ciò che noi facciamo,
ma dal fatto che qui accade Qualcosa
che noi tutti insieme
non possiamo proprio fare.

Nella liturgia opera una forza,
un potere che nemmeno la Chiesa tutta intera può conferirsi:
ciò che vi si manifesta
è lo assolutamente Altro che,
attraverso la comunità
(che non ne è dunque padrona ma serva,
mero strumento)
giunge sino a noi"
(dal libro-intervista "Rapporto sulla fede").

Continua lo stesso testo:
"Per il cattolico,
la liturgia è la Patria comune,
è la fonte stessa della sua identità:
anche per questo deve essere
«predeterminata», «imperturbabile»,
perché attraverso il rito
si manifesta la Santità di Dio.

Invece, la rivolta
contro quella che è stata chiamata
«la vecchia rigidità rubricistica»,
accusata di togliere «creatività»,
ha coinvolto anche la liturgia
nel vortice del «fai-da-te»,
banalizzandola perché l'ha resa conforme
alla nostra mediocre misura".

Delineato a sufficienza
il "trauma" ecclesiale determinato
dalla abolizione forzata delle forme tradizionali,
rimane da esaminare nel dettaglio
i principali elementi che le parole del Papa
chiamano "deformazioni arbitrarie
della liturgia" intervenute in quegli anni.

Vi è in primo luogo il fattore estetico e artistico.

È noto come nei secoli la Chiesa
abbia tributato culto a Dio
anche tramite l'impiego delle migliori
e più magnifiche forme di espressione artistica,
non accontentandosi delle esistenti,
ma suscitando dal suo interno
continuamente nuovi stili di espressione
del bello e del sublime.

Durante l'ultimo mezzo secolo
(con consistenti anticipi anteriori)
si è invece manifestata all'interno della Chiesa
l'opposta tendenza alla semplificazione delle forme estetiche,
 all'insegna della "povertà" del culto,
nella presupposizione che il "trionfalismo"
delle forme artistiche, figurative,
architettoniche e sonore,
non farebbe che ricoprire
e falsare la vera natura della liturgia.

Ora, per Benedetto XVI "
«l'abbandono della bellezza» si è dimostrato,
alla prova dei fatti, un motivo di sconfitta pastorale"
(Rapporto sulla fede, p. 132).

Il testo continua:
"È divenuto sempre più percepibile
il pauroso impoverimento che si manifesta
dove si scaccia la bellezza
e ci si assoggetta solo all'utile.

L'esperienza ha mostrato
come il ripiegamento sull'unica categoria
del «comprensibile a tutti»
non ha reso le liturgie davvero
più comprensibili, più aperte,
ma solo più povere.

Liturgia «semplice» non significa misera
o a buon mercato:
c'è la semplicità che viene dal banale
e quella che deriva dalla ricchezza spirituale,
culturale, storica".

Il testo citato sopra riprende:
"Si è messa da parte
la grande musica della Chiesa
in nome della «partecipazione attiva»:
ma questa «partecipazione»
non può forse significare anche
il percepire con lo spirito,
con i sensi?

Non c'è proprio nulla di «attivo»
nell'ascoltare,
nell'intuire,
nel commuoversi?

Non c'è qui un rimpicciolire l'uomo,
un ridurlo alla sola espressione orale,
proprio quando sappiamo
che ciò che vi è in noi
di razionalmente cosciente ed emerge alla superficie
è soltanto la punta di un iceberg
rispetto a ciò che è la nostra totalità?

Chiedersi questo
non significa certo opporsi allo sforzo
per far cantare tutto il popolo,
opporsi alla «musica d'uso»:
significa opporsi a un esclusivismo
(solo quella musica)
che non è giustificato
né dal Concilio
né dalle necessità pastorali".

E ancora:
"Una Chiesa che si riduca solo
a fare della musica «corrente»
cade nell'inetto e diviene essa stessa inetta.

La Chiesa ha il dovere di essere
anche «città della gloria»,
luogo dove sono raccolte
e portate all'orecchio di Dio
le voci più profonde dell'umanità.

La Chiesa non può appagarsi
del solo ordinario, del solo usuale:
deve ridestare la voce del Cosmo,
glorificando il Creatore e svelando
al Cosmo stesso la sua magnificenza,
rendendolo bello,
abitabile,
umano".

Parole sante..
degne di un Papa!

Per fortuna,..continuo Io,
c'è sempre una via di mezzo 
e la maggior parte delle Messe
che ascoltiamo la domenica,..grazie a Dio,
si collocano in una via di mezzo!

Però certo,
da quanto letto ora,
si può tentare anche di comprendere
come la restituzione della libertà al rito antico
POSSA VERAMENTE OPPORRE
UNA NUOVA BARRIERA
AL SECOLARISMO AVANZANTE"!.

Sì..certo,
allo sciatto
e banale secolarismo
pacchiano e conformista..

Ma veniamo al pratico!

Quante volte - come me -
ti sarà capitato di assistere
a una "messa rock"
in stile "figli dei fiori",
o a forme di partecipazione bizzarre
che hanno disturbato la tua interiorità,
mentre tu - forse -
avevi bisogno di silenzio...!??

E magari eri andato alla Messa
per cercare quel silenzio..
staccare col mondo ..
e cercare un aggancio più profondo
con l'Assoluto...??

E aihmè - invece di partire ristorato
te ne sei andato più distratto
ed affamato di prima....??

Quante volte..?(sic!)

Chi canta prega due volte,
diceva Sant'Agostino,
ma chi canta male non prega
e non fa pregare neanche gli altri.

Succede più o meno ogni domenica
nelle numerose parrocchie
in cui il canto di cherubini e serafini
- cui la liturgia terrena dovrebbe tendere
sempre di più (cfr. Sacrosantum Concilium n.8) -
è oscurato da schitarrate e canzonette
che riducono sistematicamente la liturgia
a intrattenimento infantile.

Il risultato di questa liturgia devirilizzata
è che coloro che dopo la pubertà crescono
(la maggior parte)
smettono di andare ogni domenica
a farsi trattare da infanti
a suon di filastrocche, battimani e girotondi.

E in chiesa restano solo le "pie donne"
(categoria a parte, ma non è questa la sede)
e i vari "peter pan" che dagli anni 1970
si tramandano la fiaccola del bricolage liturgico...

Ora,..se dopo aver letto(...visto!)
questi documenti
avessi percepito come Me
un qualcosa di famigliare,
comune a molte celebrazioni liturgiche
dei nostri giorni...
e fossi rimasto colpito
per la bassezza degli esempi
o l'indecenza con la quale
vengono trattate le "Cose Sacre",
ma non hai mai avuto il coraggio
di fermarti e guardare in faccia la realtà;
questo è l'invito...:
Amico..Amica..
fermati...!...Ascoltati...
Ora è il momento di riflettere.

Io personalmente trovo questo:
che per quanto esuberanti possano essere
i nostri caratteri e le nostre pretese,
nel Santissimo Sacrificio della Messa
tali inclinazioni dovrebbero
e si possono temperare,
a favore di una più sana austerità.
di atti misurati,
di silenzio orante,
di rispetto del Sacro!
che profumi di Dio e innalzi gli animi
al di sopra di ogni fragile conformismo.

E' innegabile via!..
Oggi nelle nostre chiese
abbiamo perduto il rispetto del sacro,
perchè abbiamo imparato ad impostare
una vita di fede incentrata sulle emozioni.
E disordinate per giunta !

Abbiamo imparato che "ciò che ci prende"
è simpatico..(e dunque sicuramente migliore),
mentre ciò che non sento... è imbarazzante
(e dunque da evitare).

La nostra storia è intrisa di pulsioni eccitanti
e quanto diciamo,facciamo o aspiriamo,
deve in qualche modo essere eccitante:
esattamente come fuori ..
nella vita di mondo.

Abbiamo demolito la croce
quale incomodo simbolo di sofferenza
e l'abbiamo sostituita con laconici discorsi
di amore e di benessere universale
a sfondo umanistico,
dimenticando che il dolore
è un compagno inseparabile,
e che senza di esso,l
a nostra vita
non avrebbe senso,
perchè Nostro Signore Gesù
è venuto proprio per dare un senso
alla nostra croce
e alle nostre sofferenze.

Abbiamo sostituito il canto gregoriano,
proprio della tradizione cattolico-cristiana,
con motivetti rocckeggianti e impressionabili,
dove ancora una volta
conta l'impatto emotivo sulla gente,
dimenticandoci che quanto si compie sull'altare
e davanti a noi,...
è propriamente un sacrificio.
E come tale dovrebbe essere vissuto.
Ed è un evento tremendo
e terribilmente serio
perchè seria tremenda ...
è la salvezza della nostra anima!!!

Ci riflettiamo ancora ?!

Abbiamo imparato a "svestirci"
e a rapportarci con il Sacro,
nella maniera e nella misura
che più conviene a noi...
con l'audacia che riserviamo noi..
ed i limiti che riteniamo noi!..
dimenticandoci anche quì,
che entrando nella casa del Signore,
 - in quanto Presenza Reale! -
non è la stessa cosa
che essere al mercato..
o bussare alla porta di casa nostra.

Entrando in chiesa,
noi entriamo nella casa di Dio,
luogo di silenzio e di rispetto,
di attenzione e devozione,
di preghiera e di pietà;
con tutta l'educazione
che si conviene al caso.

Ora..
l'antica liturgia,
per arrivare al dunque,
indirizza proprio a questo!
L'antica liturgia orienta l'anima
a un incontro personale e profondo con Dio,
dove la condizione indispensabile non è parlare..
bensì il silenzio e l'ascolto,
in un afflato di adorazione orante
e contemplazione:..
di rispetto e di umiltà,
che favoriscono la concentrazione
e ne ostacolano la dispersione.

Infondendo all'anima,
la netta percezione di trovarsi
a Tu per Tu con l'Assoluto
e - quel che conta -
in un ambiente devozionale
finalmente slegato
dai sonagli della mondanità.
Lontano dai contorni secolari,
da riflettori di protagonismo,
o da "ambizioni d'ufficio!".

Il tutto...
accompagnato
dalla voce dell'organo
e dall'equilibrio del canto gregoriano,.
Dalla bellezza dei paramenti,
l'eleganza dei riti..
nell'uso incontaminato della lingua latina,
per eccellenza,..la lingua sacra
di Santa Romana chiesa.

Dovresti provare!

A me,...personalmente..
la prima cosa che ha colpito,
entrando per caso ad assistere
a una santa Messa tradizionale,
è stato...... il silenzio di cui parlavo sopra:
oltre alla combinazione di tanti fattori..
quali la presenza di un luogo antico..
La compostezza dei fedeli,
la centralità assoluta del tabernacolo,
l'armonia delle architetture,
l'altare girato ad oriente,
i quadri,le stole..l'incenso..
i paramenti.

Questo aumento sublime della sacralità
nel bisogno inespresso di averla desiderata
e tuttavia..
di non averla mai sperimentata
in maniera così discreta e continua.

E poi - e concludo -
la possibilità di non dovermi per forza
sentire utile solo perchè suono..leggo..
o faccio qualcosa che mi mantenga in movimento.

"La messa degli apostoli
aprì e chiuse tutti i Concili Ecumenici della chiesa:
da Nicea al Vaticano II.

La messa tradizionale fu celebrata
sotto le volte grandiose di San Pietro
e nelle più umili e remote cappelle
agli estremi confini della terra,
dovunque arrivò lo zelo dei missionari.

Fu al centro di culto di tutti gli ordini religiosi
fondati nella storia.

Fu celebrata sui campi della crociate,
sulle galee pontificie
prima della battaglia di Lepanto
e sulla collina di Callenberg
prima della liberazione di Vienna.

I martiri della fede del ventesimo secolo,
dal Messico alla Spagna...alla Russia comunista,
vi attinsero la forza per resistere ai loro carnefici.
 
Le medesime parole,
i medesimi gesti...
lo stesso rito,
lo stesso credo,
alimentò nel corso dei secoli,
la chiesa e la società cristiana.

E questo Sacro rito Romano
costituisce oggi la RISPOSTA PIU' RADICALE
E PIU PERFETTA ALLA SFIDA
DELLA SECOLARIZZAZIONE.

Che è la sfida del secolarismo laicista:
è la sfida dell'umanesimo anticristiano
e anti-umano.

E' la sfida della rivoluzione pluri-secolare
che ci aggredisce e che ESIGE LA NOSTRA REAZIONE.

IL PAPA HA RESTITUITO A QUESTO RITO
PIENA LEGITTIMITA',
PIENA CITTADINANZA
E NESSUNO PUO' IMPEDIRCI
DI ESPRIMERE VERSO DI ESSO
LA NOSTRA  FEDELTA'
E IL NOSTRO AMORE.

AMIAMO IL RITO ROMANO PERCHE'
AMIAMO LA CHIESA,
E RINGRAZIAMO IL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI,
PER AVER RESTITUITO PIENA LIBERTA'
A QUESTO RITO
TROPPO A LUNGO MORTIFICATO.

E SIAMO CERTI
CHE QUESTO RITO,
CONOSCERA' NELLA CHIESA
E NELLA SOCIETA'..
NEI PROSSIMI ANNI E DECENNI,
NUOVO SVILUPPO
E NUOVO SPLENDORE".


Pax Christi !                  

                                 - Danka  -



NB: Molte citazioni contenute in questo studio
     appartengono al corpus di una relazione
     Sul Motu Proprio "Summorum Pontificum
     tenuta dal prof. Roberto de Mattei
     Roma 16/09/2008


     E da Conferenza tenuta a Bologna,
     dal prof. Davide Ventura
     presso la chiesa di S. Maria della Pietà,
     il 22-2-2009, in occasione
     del III anniversario dell'apertura
     della causa di beatificazione
     del Servo di Dio Tomas Josef M. Tyn O.P.

 




  
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