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Gli anatemi dei concilii
 - voci dal mondo tradizionale -

Anatema = L'espressione anatema ha assunto nei secoli e nelle varie culture significati differenti. In ambito cristiano invece l'anatema originariamente era una maledizione lanciata contro gli eretici e poi la parola si è diffusa per indicare più genericamente una maledizione

La risposta ai problemi e ai dubbi sollevati dalle dottrine luterane e dalle altre dottrine riformate fu data dalla chiesa cattolica attraverso i decreti del concilio di Trento.

Il concilio ebbe una lunghissima gestazione. Carlo V dovette insistere a lungo per superare l'opposizione del papa, prima Clemente VII e poi Paolo III, nonché la resistenza della curia romana.

L'imperatore voleva impedire una frattura nella cristianità che stava compromettendo il suo progetto di monarchia universale
e - in particolare - il controllo imperiale
della Germania.

Ma anche i principi tedeschi avevano richiesto un «libero concilio cristiano in terra tedesca» che mettesse in discussione anche la riforma della chiesa cattolica.
La convocazione del concilio fu ostacolata pure dalla lunga guerra tra l'impero e la Francia.

Convocato nel giugno del 1542,
il concilio fu effettivamente aperto soltanto nel dicembre 1545 e si svolse in principio
nella città di Trento, sede di un principato vescovile che era formalmente parte dell'impero.

Nonostante tale decisione accogliesse una insistente richiesta dei protestanti, questi non parteciparono all'assise. L'intransigenza di entrambe le parti impedì che si raggiungesse l'obiettivo primario della riunificazione della chiesa.

Tuttavia il concilio di Trento
(1545-1563) fu ugualmente un evento di primaria importanza.

Esso aprì l'epoca della Controriforma, (o della Riforma cattolica, secondo gli storici che sottolineano le motivazioni interne che spinsero anche il cattolicesimo a riformarsi), cioè della reazione della chiesa alla diffusione del protestantesimo.

Le prime importanti decisioni conciliari toccarono le grandi verità di fede.* Fra queste, il primo posto toccava alle questioni
- della fede
- e delle opere,
- della grazia
- e del libero arbitrio.

Su questi problemi il concilio pronunciò
la sua parola definitiva con i «canoni sulla giustificazione», approvati il 13 gennaio 1547, che scagliavano la maledizione (anatema) sulle tesi condannate.

Il concilio si occupò tra l'altro
- dei sacramenti**,
- del ruolo del clero,
- della chiesa come unica
  interprete delle Scritture,
- del culto dei santi e della Madonna,
- del purgatorio***.

In un momento successivo, fu affrontata la correzione degli abusi che tutti riconoscevano esser presenti nella chiesa e che si erano certamente manifestati durante la predicazione delle indulgenze nel 1517.

La riforma della vita della chiesa vide
tra l'altro..

- la creazione dei seminari per la formazione del clero,

- la riaffermazione del celibato sacerdotale,

- l'obbligo per i vescovi della residenza nella diocesi

- e di periodiche visite pastorali
nelle parrocchie.

Ridefinita con il concilio di Trento la propria fede e le regole della propria vita interna, la chiesa rilanciò il proprio ruolo centrale nella società dei paesi rimasti fedeli a Roma.

A ciò contribuirono strumenti repressivi, come il rafforzamento del tribunale dell'Inquisizione, la censura sulla stampa
e l'Indice dei libri proibiti; ma anche la diffusione di un catechismo universale,
la fondazione di nuovi ordini religiosi
(come i gesuiti), l'operato di istituzioni caritative ed educative, la promozione di nuove forme di devozione.


*FONTE
Canoni sulla giustifiazione

Tra i dogmi che il concilio volle ridefinire, il primo posto toccava alle questioni della fede e delle opere, della grazia e del libero arbitrio. Su tutti questi problemi il concilio pronunciò la sua parola definitiva con i "canoni sulla giustificazione", approvati il 13 gennaio 1547, che scagliavano la maledizione (anatema) sulle tesi condannate.

1. Se qualcuno afferma che l'uomo può essere giustificato davanti a Dio dalle sue opere, compiute con le sole forze umane, o con il solo insegnamento della legge, senza la grazia divina meritata da Gesù Cristo: sia anatema.


3. Se qualcuno afferma che l'uomo, senza previa ispirazione e aiuto dello Spirito Santo, può credere, sperare e amare o pentirsi come si conviene, perché gli venga conferita la grazia della giustificazione: sia anatema.
4. Se qualcuno dice che il libero arbitrio dell'uomo mosso ed eccitato da Dio, non coopera in nessun modo esprimendo il proprio assenso a Dio, che lo muove e lo prepara a ottenere la grazia della giustificazione; e che egli non può dissentire, se lo vuole, ma come cosa senz'anima non opera in nessun modo e si comporta del tutto passivamente: sia anatema.
5. Se qualcuno afferma che il libero arbitrio dell'uomo dopo il peccato di Adamo è perduto ed estinto; o che esso è cosa di sola apparenza anzi nome senza contenuto e finalmente inganno introdotto nella Chiesa da Satana: sia anatema.
6. Se qualcuno afferma che non è in potere dell'uomo rendere cattive le sue vie, ma che è Dio che opera il male come il bene, non solo permettendoli, ma anche volendoli in sé e per sé, di modo che possano considerarsi opera sua propria il tradimento di Giuda non meno che la chiamata di Paolo: sia anatema.
7. Se qualcuno dice che tutte le opere fatte prima della giustificazione, in qualunque modo siano compiute, sono veramente peccati che meritano l'odio di Dio, e che quanto più uno si sforza di disporsi alla grazia tanto più gravemente pecca: sia anatema.
8. Se qualcuno afferma che il timore dell'inferno, per il quale, dolendoci dei peccati, ci rifugiamo nella misericordia di Dio o ci asteniamo dal male, è peccato e rende peggiori i peccatori: sia anatema.
9. Se qualcuno afferma che l'empio è giustificato dalla sola fede, così da intendere che non si richieda nient'altro con cui cooperare al conseguimento della grazia della giustificazione e che in nessun modo è necessario che egli si prepari e si disponga con un atto della sua volontà: sia anatema.
14. Se qualcuno afferma che l'uomo è assolto dai peccati e giustificato per il fatto che egli crede con certezza di essere assolto e giustificato, o che nessuno è realmente giustificato, se non colui che crede di essere giustificato, e che l'assoluzione e la giustificazione venga operata per questa sola fede: sia anatema.
15. Se qualcuno afferma che l'uomo rinato e giustificato è tenuto per fede a credere di essere certamente nel numero dei predestinati: sia anatema.
17. Se qualcuno afferma che la grazia della giustificazione viene concessa solo ai predestinati alla vita, e che tutti gli altri sono bensì chiamati, ma non ricevono la grazia, in quanto predestinati al male per divino volere: sia anatema.
18. Se qualcuno dice che anche per l'uomo giustificato e costituito in grazia i comandamenti di Dio sono impossibili a osservarsi: sia anatema.
19. Chi afferma che nel Vangelo non si comanda altro, fuorché la fede, che le altre cose sono indifferenti, né comandate, né proibite, ma libere; o che i dieci comandamenti non hanno nulla a che vedere coi cristiani: sia anatema.
20. Se qualcuno afferma che l'uomo giustificato e perfetto quanto si voglia non è tenuto a osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa, ma solo a credere, come se il Vangelo non fosse altro che una semplice e assoluta promessa della vita eterna, non condizionata all'osservanza dei comandamenti: sia anatema.
21. Se qualcuno afferma che Gesù Cristo è stato dato agli uomini da Dio come redentore, in cui confidare e non anche come legislatore, cui obbedire: sia anatema.
24. Se qualcuno afferma che la giustizia ricevuta non viene conservata e anche aumentata dinanzi a Dio con le opere buone; ma che queste sono solo frutto e segno della giustificazione conseguita, e non anche causa del suo aumento: sia anatema.
25. Se qualcuno afferma che in ogni opera buona il giusto pecca almeno venialmente, o [cosa ancor più intollerabile] mortalmente, e quindi merita le pene eterne, e che non viene condannato solo perché Dio non gli imputa a dannazione quelle opere: sia anatema.
30. Se qualcuno afferma che, dopo aver ricevuto la grazia della giustificazione, a qualsiasi peccatore pentito viene rimessa la colpa e cancellato il debito della vita eterna in modo tale che non gli rimanga alcun debito di pena temporale da scontare sia in questo mondo sia nel futuro in purgatorio, prima che possa essergli aperto l'ingresso al regno dei cieli: sia anatema.
31. Se qualcuno afferma che colui che è giustificato pecca, quando opera bene in vista della eterna ricompensa: sia anatema

(Decisioni dei concili ecumenici, a c. di G. Alberigo, trad. it. R Galligani, Utet, 1978, pp. 552-556)



**FONTE
Canoni sui sacramenti in genere

Dagli Atti del concilio di Trento riportiamo alcuni canoni sui sacramenti in genere (sessione VII, 3 marzo 1547).

1. Se qualcuno afferma che i sacramenti della nuova legge non sono stati istituiti tutti da Gesù Cristo, nostro signore, o che sono più o meno di sette, e cioè: il battesimo, la confermazione, l'eucarestia, la penitenza, l'estrema unzione, l'ordine e il matrimonio, o anche che qualcuno di questi sette non è veramente e propriamente un sacramento: sia anatema.


4. Se qualcuno afferma che i sacramenti della nuova legge non sono necessari alla salvezza, ma superflui, e che senza di essi, o senza il desiderio di essi, gli uomini con la sola fede ottengono da Dio la grazia della giustificazione, anche se non sono tutti necessari a ciascuno: sia anatema.
5. Se qualcuno afferma che questi sacramenti sono stati istituiti solo per nutrire la fede: sia anatema.
6. Se qualcuno afferma che i sacramenti della nuova legge non contengono la grazia che significano, o che non conferiscono la stessa grazia a quelli che non frappongono ostacolo, quasi che essi siano solo segni esteriori della grazia o della giustificazione già ricevuta mediante la fede, o note distintive della fede cristiana, per cui si distinguono nel mondo i fedeli dagli infedeli: sia anatema.
8. Se qualcuno afferma che con i sacramenti della nuova legge la grazia non viene conferita ex opere operato, ma che è sufficiente la sola fede nella divina promessa per conseguire la grazia: sia anatema.
10. Se qualcuno afferma che tutti i cristiani hanno il potere di annunciare la parola e di amministrare tutti i sacramenti: sia anatema.
12. Se qualcuno afferma che il ministro, quando si trova in peccato mortale - ancorché compia tutto ciò che è essenziale a celebrare e a conferire il sacramento - non celebra e non conferisce il sacramento: sia anatema.

(Decisioni dei concili ecumenici, a c. di G. Alberigo, trad. it. R Galligani, Utet, 1978, pp. 562-563)



***FONTE
Decreto sul purgatorio

Dalla sessione XXV (3-4 dicembre 1563) e ultima del concilio di Trento riportiamo il decreto sul purgatorio, il decreto della invocazione, della venerazione e delle reliquie dei santi e delle sacre immagini e i decreti pubblicati il -secondo giorno della sessione sulle indulgenze.

Poiché la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito santo, conforme alle sacre Scritture e all'antica tradizione,ha insegnato nei sacri concili, e recentissimamente in questo concilio ecumenico, che il purgatorio esiste e che le anime lì tenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli e in modo particolarissimo col santo sacrificio dell'altare, il santo sinodo comanda ai vescovi che con diligenza facciano in modo che la sana dottrina sul purgatorio, quale è stata trasmessa dai santi padri e dai sacri concili, sia creduta, ritenuta, insegnata e predicata dappertutto.


Nelle prediche rivolte al popolo meno istruito, si evitino le questioni più difficili e più sottili, che non servono all'edificazione, e da cui, per lo più, non c'è alcun frutto per la pietà. Così pure non permettano che si diffondano e si trattino dottrine incerte oche possano presentare apparenze di falsità. Proibiscano, inoltre, come scandali e inciampi per i fedeli, quelle questioni che servono [solo] a una certa curiosità e superstizione e sanno di speculazione.

(Decisioni dei concili ecumenici, a c. di G. Alberigo, trad. it. R Galligani, Utet, 1978, pp. 711-712)