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L'autore del sito, desidera precisare che crede fermamente nella validità del nuovo rito,in piena sintonia con la Chiesa.
Tuttavia non si esime dal proporre le seguenti riflessioni, a beneficio di molte anime...
che intendessero accostarsi al mistero... con più perfezione.

 Actuosa participatio
Che cosa bisogna fare?

Come ricordato il concilio Vaticano II
ha in più riprese richiesto una “actuosa participatio”, una “partecipazione attiva”
dei fedeli al culto.

Come si sa, questo è stato di solito interpretato nel senso di una condanna
al preteso ruolo “passivo” a cui la liturgia tradizionale avrebbe relegato i fedeli.

La frase precedentemente citata,
Non c'è proprio nulla di «attivo» nell'ascoltare, nell'intuire, nel commuoversi?
, rivela chiaramente il pensiero del Papa
in merito.

Più notevoli ancora, e in parte sorprendenti, sono le righe che leggiamo in “Introduzione allo spirito della liturgia” a p. 167:

In che cosa consiste, però,
questa partecipazione attiva?

Che cosa bisogna fare?

Purtroppo questa espressione è stata molto presto fraintesa e ridotta al suo significato esteriore, quello della necessità di un agire comune, quasi si trattasse
di far entrare concretamente in azione
il numero maggiore di persone possibile
il più spesso possibile.

La parola «partecipazione» rinvia, però,
a un’azione principale, a cui tutti devono avere parte”.


Quale sarà dunque in realtà questa “actio”, questa azione a cui tutta l’assemblea
è chiamata, ora come sempre,
a partecipare?

Come accenna il Papa, si sa che di solito
si è dato a questa domanda la risposta pratica di moltiplicare e distribuire a quante più persone possibile i servizi paraliturgici durante la celebrazione:

vi è chi accende le candele
e chi le spegne,
chi bada all’acqua
e chi al vino,
chi legge il profeta
e chi l’epistola,
chi canta il salmo
e chi il Gloria;
la preghiera dei fedeli deve vedersi alternare una persona diversa per ogni invocazione,
e la processione dell’offertorio deve a volte somigliare a un corteo.

Non così per il Papa.

Continua il testo citato: Con il termine «actio», riferito alla liturgia, si intende
nelle fonti il canone eucaristico.

La vera azione liturgica, il vero atto liturgico, è la oratio: la grande preghiera, che costituisce il nucleo della celebrazione liturgica e che proprio per questo, nel suo insieme, è stata chiamata dai Padri
con il termine oratio. […]

Questa oratio – la solenne preghiera eucaristica, il «canone» - è davvero più
che un discorso, è actio nel senso più alto del temine. In essa accade, infatti, che l’actio umana (così come è stata sinora esercitata dai sacerdoti nelle diverse religioni) passa in secondo piano e lascia spazio all’actio divina, all’agire di Dio. […]

Ma come possiamo noi avere parte
a questa azione? […]

noi dobbiamo pregare perché
(il sacrificio del Logos) diventi il nostro sacrificio, perché noi stessi, come abbiamo detto, veniamo trasformati nel Logos e diveniamo così vero corpo di Cristo: è di questo che si tratta”.

Qui, all’interno della fornace ardente che è il centro stesso della fede cristiana, siamo realmente a miglia di distanza dalle interpretazioni sociologiche banalizzanti
di cui si diceva.

E infatti prosegue il Papa:

La comparsa quasi teatrale di attori diversi, cui è dato oggi di assistere soprattutto nella preparazione delle offerte, passa molto semplicemente a lato dell’essenziale.

Se le singole azioni esteriori
(che di per sé non sono molte e che vengono artificiosamente accresciute
di numero) diventano l’essenziale della liturgia e questa stessa viene degradata in un generico agire, allora viene misconosciuto il vero teodramma della liturgia, che viene anzi ridotto a parodia”.


Del prof. Davide Ventura. Da: L'eco dell'eremo della Beata Vergine del Soccorso - Minucciano.