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La via alla reale presenza
ossia la transustanziazione

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In qual modo, o meglio, per quale via Gesù viene ad essere presente
nella Eucaristia?

GLI ERRORI: sono vari anche su questo punto:

BERENGARIO negando completamente la transustanziazione dice che rimane sempre pane e vino;

LUTERO e i suoi seguaci spiegano
con la consustanziazione cioè verrebbe il corpo di Cristo restando con la o nella o sotto la sostanza del pane;

OSIANDRO, discepolo di Lutero, parla di impanazione, cioè una unione ipostatica di Cristo col pane e col vino.
Contro questi errori poniamo la seguente:


TESI

Gesù Cristo viene ad essere realmente presente nell’Eucaristia per la Transustanziazione, per la quale
tutta la sostanza del pane si converte nella sostanza del Corpo di Cristo,
tutta la sostanza del vino si converte nella sostanza del sangue di Cristo, rimanendo tuttavia le specie del pane
e del vino.


E’ DI FEDE

dal Conc. di Trento (D. B. 884):
«Se alcuno dirà che nel sacrosanto Sacramento dell’Eucaristia rimane la sostanza del pane e del vino, insieme col corpo e col sangue di N. S. Gesù Cristo; e avrà negato quella mirabile e singolare conversione di tutta la sostanza del pane nel corpo e tutta la sostanza del vino nel sangue, rimanendo tuttavia le specie del pane e del vino; conversione che la Chiesa Cattolica attissimamente chiama transustanziazione, sia scomunicato».


SPIEGAZIONE:


TRANSUSTANZIAZIONE significa conversione di una sostanza in un’altra, e, nel significato datole dalla Chiesa in questo caso, conversione totale
e sostanziale, non parziale e accidentale.
Totale, dunque, è la conversione della sostanza, mentre gli accidenti restano immutati.

La via di questo passaggio non è che resta la sostanza del pane sotto,
la quale, o con la quale o nella quale viene Gesù (consustanziazione)
né l’impanazione, né una nuova creazione di qualche cosa che prima non esisteva ed ora viene all’essere;

e neppure ci sembra che sia l’annichilazione della sostanza del pane, come spiegano alcuni Teologi con sentenza che può essere seguita,
ma che a noi sembra non risponda esattamente alle dichiarazioni della Chiesa. (Per comprendere meglio sarà opportuno chiarire alcuni termini: sostanza è ciò cui compete di essere in sé e non in un altro come nel soggetto.

Accidente o specie è ciò cui compete di essere in altro (quantità, colore, forma, sapore, odore, ecc.).

Impropriamente gli accidenti vengono chiamati pure apparenze in quanto appariscono cioè si manifestano ai nostri sensi.

Abbiamo detto «impropriamente» perché non si deve intendere che
gli accidenti sono qualche cosa che ci appare, ma che non corrisponde
alla realtà.

E’ facile capire il cambiamento di accidenti in altri accidenti. Per esempio un pane lo divido e viene cambiata la quantità, mentre la sostanza resta sempre quella di pane.

E’ fresco, diventa secco, è pesante, diventa leggero, ecc.

Nella natura delle cose anche le sostanze possono convertirsi in altre sostanze;
il legno può diventare carbone, il pane corrompendosi diventa altra sostanza che non è più pane, oppure cibandocene diventa sangue, carne, ecc.

Questo cambiamento di sostanza però, non è totale in quanto nella sostanza successiva resta qualche cosa della prima, trasformata.

Inoltre la prima per cambiare nell’altra, deve corrompersi e vi è pure cambiamento degli accidenti, ciò che non accade nella Eucaristia.

Per questo la «transustanziazione» è una conversione «mirabile e singolare»,

perché in nessuna altra cosa né nell’ordine della natura, né nell’ordine della grazia, avviene una conversione simile.

La VIA di questo passaggio è UNA VERA CONVERSIONE DELLA SOSTANZA DEL PANE E DEL VINO vale a dire che la SOSTANZA DEL PANE non si annichila, ma si CONVERTE NELLA SOSTANZA
DEL CORPO, e quella DEL VINO NELLA SOSTANZA DEL SANGUE di Gesù Cristo.

La sostanza del pane e del vino cessa
di essere, ma non passando nel niente, bensì con un NESSO INTRINSECO PER VIRTÙ DIVINA PASSA AD ALTRA COSA, cioè si converte nella sostanza del corpo e sangue, SENZA NESSUNA MUTAZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO.

Così pure le specie, come abbiamo detto, restano immutate. (Cfr. S. Th. 3, q. 75 a. 1-4. In una strofa della Sequenza «Lauda Sion» S. Tomaso esprime sinteticamente questa verità: «Dogma datur christianis - quod in carnem transit panis - et vinum in Sanguinem» e cioè: «E’ dato un dogma ai cristiani - che nella carne passa il pane, e il vino nel sangue»).

PROVA:

A) - DALLA SCRITTURA. Il senso ovvio delle parole della consacrazione «Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue» è: «questa cosa che tengo nelle mie mani, e che fino a questo momento era pane e vino, non è più pane e vino, ma è il mio corpo, è il mio sangue.

Perciò anche se vedo le specie del pane e del vino, che restano tali e quali di prima, quella che è la sostanza di essi non c’è più. La sostanza che c’è, è quella del «mio corpo» e del «mio sangue».

Così ragiona logicamente chi interpretando quelle parole non vuol dare ad esse un senso a modo suo.

Se Gesù avesse voluto fare una consustanziazione o una impanazione, avrebbe detto altre parole, come ad es.: «Qui dentro o qui unito ci sta il mio corpo», oppure: «insieme al pane
c’è il mio corpo».

Chi vuole interpretare secondo il senso che hanno le parole, le frasi di Gesù, non può spiegarle in altro modo di come le spiega la Chiesa Cattolica.

B) - LA TRADIZIONE. Già molte delle testimonianze riferite esprimono questo pensiero.Rileggete le frasi di S. Giustino, S. Ireneo, S. Cirillo, ecc. Ne aggiungiamo alcune:
Tertulliano: (Adv. Marc. 4,400)
«Preso il pane... lo fece suo corpo». S. Ambrogio (De Sacr. 4,14-15) «Come può quello che è pane, essere il Corpo di Cristo? Con la consacrazione».

E dopo aver detto che è la parola di Cristo che fa il Sacramento, quella parola che ha creato ogni cosa dal nulla, conclude:«quanto è più operatorio
(quel discorso) che fa sì che quelle cose che erano si cambino in altro».

IL MODO DELLA REALE PRESENZA
Vista la via con cui Gesù viene nella Eucaristia, vediamo il modo con cui esiste nella Eucaristia. Lo esporremo con varie proposizioni.

I - Gesù è tutto intero sotto ciascuna specie, e dividendole, è intero sotto ciascuna parte di specie.

È DI FEDE

dal Conc. di Trento (D. B. 885) «Se alcuno avrà negato che nel venerabile Sacramento dell’Eucaristia si contiene tutto Cristo sotto ciascuna specie, e fattane la separazione, sotto le singole parti di ciascuna specie, sia scomunicato».

Dice S. Paolo:
«Chiunque avrà mangiato questo pane, o bevuto il calice del Signore indegnamente, sarà reo del corpo
e del sangue del Signore» (1 Cor. 11 ,27).
Quella «O» separativa dice che se uno si sarà comunicato indegnamente anche con una sola delle due specie, ha la colpa della profanazione non solo del corpo o del sangue, ma di tutti e due. Dunque Gesù è presente per intero sotto ciascuna specie.

S. Marco, narrando la consacrazione del calice, aggiunge:
«e bevvero di quello tutti».
Dunque le specie del vino non furono prese tutte intere da uno, ma divise fra tutti. Eppure ugualmente tutti ricevettero il Signore. Dunque anche nella più piccola goccia di vino consacrato, come nel più piccolo frammento di ostia è intero Gesù.

(I Teologi discutono su questa presenza sia pure anche in un frammento invisibile. Molti sostengono che la parte divisa, perché conservi la divina presenza deve essere «sensibile» in quanto che altrimenti verrebbe a mancare l’essenza di Sacramento
che è un «segno sensibile».

II - Gesù è tutto intero in ciascuna parte di ciascuna specie anche prima di dividerle.

E’ CERTO

Anche se nella definizione il Conc. di Trento si è fermato a considerare le parti dopo la divisione, altrove dichiara (D. B. 876), che Gesù è tutto intero in ogni singola parte.
Del resto è logico che se non fosse così la divisione di una specie diventerebbe una nuova consacrazione.Ciò che non può essere.

III - In forza delle parole, sotto le specie del pane è il corpo e sotto le specie
del vino è il sangue di Gesù.
Infatti la forma del Sacramento produce ciò che le parole significano. Dicendo perciò «questo è il mio corpo», per l’efficacia delle parole è la sostanza
del corpo quella in cui è convertita la sostanza del pane. Così dicasi del vino.

IV - In forza della concomitanza naturale, sotto le specie del pane,
al corpo è unito il sangue, sotto le specie del vino al sangue è unito il corpo, e in tutti e due i casi,
è unita l’anima.

Questa proposizione dà la ragione teologica per le prime due proposizioni.
Infatti Gesù: «risorgendo da morte, ormai non muore più» (Rom. 6,9).

Se del triduo del Sepolcro fosse stata consacrata l’Eucaristia col corpo
e col sangue non sarebbe stata l’anima che da essi separata.
Ma ora, come nell’ultima Cena,
è un corpo vivo e un sangue vivo, quindi non sono separati l’uno dall’altro, e per esserci la vita, deve esserci pure l’anima.

V - In forza della concomitanza soprannaturale, sotto le due specie vi è la Persona del Verbo.
Infatti per l’unione ipostatica il Verbo ha unito a sè la natura umana assumendola inseparabilmente.

VI - In forza della circuminsessione, nella Eucaristia col Verbo è unito il Padre e lo Spirito Santo.
Infatti la natura divina che ha il Figlio, è la identica e unica di tutte e tre le Persone dell’adorabile Trinità, le quali sono inseparabili.

VII - Gesù è presente nell’Eucaristia per modo di sostanza.
Questa espressione degli Scolastici viene a ribattere la interpretazione dei Cartesiani i quali dicevano che, per divina virtù, il corpo del Signore veniva ridotto a una piccolissima statura in modo da essere moltiplicato in ogni molecola del pane o del vino consacrato.

E’ facile capire come una simile spiegazione ripugna alla dignità di Cristo quasi che fosse nel cielo con una statura normale e nell’Eucaristia in forma microscopica moltiplicato localmente.

Con la frase scolastica «per modo di sostanza» - sia pure di non facile intelligenza al nostro modo di intendere, perchè le nostre idee si formano attraverso i sensi, - si vuol dire che Gesù è nella Eucaristia non con la estensione locale e circoscritta come è in cielo, o con la sua quantità esterna, ma con tutta la sua quantità interna e cioè, pure non circoscritto nello spazio, vi ha tutte le sue membra connesse tra loro, dal capo ai piedi, con la carne, le ossa, il sangue.

Perciò anche senza la estensione locale che ha nel cielo, GESÙ È NELLA EUCARISTIA vivo E’ PRESENTE COME NEL CIELO.

«Cristo dunque nell’Eucaristia ha il perfetto organismo, compatto nelle ossa e nei nervi, con tutte le potenze del corpo e tutte le operazioni e le passioni dell’anima come è in cielo»
(S. Th. 3,76, a. 1).

VIII - Le specie rimangono identiche a quelle che erano prima nel pane e nel vino, sostentate divinamente senza il proprio soggetto.

Perchè, prima della consacrazione, esisteva la quantità, il colore, il sapore, la figura, il peso, ecc. del pane?

Perchè vi era la sostanza del pane.

Dopo la consacrazione questa sostanza non vi è più e le specie non sono le specie del corpo di Gesù, ma le specie del pane e del vino, le quali permangono, senza il soggetto,
cioè la cosa su cui erano.

Per essere più esatti dovremmo dire: prese collettivamente rimangono senza nessun soggetto, perché la loro sostanza non è più.

Prese invece separatamente dobbiamo dire che la quantità dimensiva resta senza nessun soggetto, mentre le altre specie prendono come loro soggetto
la stessa quantità.

IX - Gesù rimane nella Eucaristia finché durano le specie sacramentali.

É DI FEDE

dal Concilio di Trento.
Come prima della consacrazione il pane sarebbe stato pane cioè avrebbe conservato la sostanza di pane finchè non fosse avvenuta la corruzione o il cambiamento di sostanza (per esempio per deterioramento, per digestione, ecc.) nel qual caso le specie sarebbero cambiate, così finchè le specie del pane (o del vino) rimangono, Gesù resta nell’Eucaristia.

Perciò nella Comunione Gesù resta in noi fino a che durano le specie sacramentali.

Tratto dalla "Somma di Teologia dogmatica" di padre Giuseppe Casali

Fonte>christusveritas.altervista.org